Papa Francesco, un anno dopo: Roma ricorda il Pontefice della misericordia

Papa Francesco, un anno dopo: Roma ricorda il Pontefice della misericordia
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Papa Francesco, un anno dopo la morte: Roma si raccoglie nel ricordo

Roma celebra oggi il primo anniversario della morte di Papa Francesco, scomparso il 21 aprile 2025 nella Casa Santa Marta. A dodici mesi dalla sua dipartita, la città si stringe attorno alla memoria del Pontefice che ha segnato un’epoca con il suo magistero sulla misericordia, la cura del creato e la centralità degli ultimi.

Santa Maria Maggiore, il cuore delle celebrazioni

La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, luogo profondamente legato alla spiritualità di Jorge Mario Bergoglio, ospita il fulcro delle commemorazioni. Alle 17 viene recitato il Rosario nella Cappella Paolina, davanti all’icona della Salus Populi Romani, dove il Papa si recò 126 volte durante il pontificato.

Segue lo svelamento di una lapide commemorativa in bronzo, 160 caratteri in latino che ricordano la sua devozione mariana e la scelta di riposare proprio in questa basilica. Alle 18, la Messa all’Altare Papale include la lettura di un messaggio di Papa Leone XIV, attualmente in viaggio apostolico in Africa.

Casa Santa Marta: il luogo degli ultimi giorni

Una celebrazione parallela si svolge nella cappella di Casa Santa Marta, dove Francesco visse e dove si spense. Nell’omelia, il cardinale Angelo Acerbi sottolinea la forza con cui il Pontefice affrontò gli ultimi mesi, continuando a esercitare il suo ministero “con coraggio apostolico e dedizione instancabile”.

L’eredità di un pontificato che ha cambiato la Chiesa

Durante i dodici anni di pontificato, Papa Francesco ha pubblicato quattro encicliche e avviato riforme strutturali che hanno inciso profondamente sulla vita ecclesiale. Laudato si’ resta uno dei testi più influenti del XXI secolo sul rapporto tra fede, ambiente e responsabilità globale.

Il cardinale Matteo Zuppi ricorda come la parola chiave del suo magistero sia stata “misericordia”, intesa come criterio pastorale e come stile di presenza nel mondo.

Eventi, testimonianze e un documentario dedicato

La giornata romana include anche un evento promosso da Scholas Occurrentes, con incontri, proiezioni e un appuntamento serale all’Auditorium della Conciliazione, con la partecipazione di artisti italiani e internazionali.

I media vaticani diffondono inoltre un documentario di 26 minuti che ripercorre i momenti più emblematici del pontificato: i gesti verso le periferie, la scelta di uno stile semplice, la capacità di parlare con autenticità a credenti e non credenti.

Un’eredità viva

A un anno dalla morte, l’eredità di Papa Francesco continua a essere percepita come una presenza viva. Le celebrazioni dell’anniversario della morte di Papa Francesco non sono solo un omaggio, ma un invito a proseguire il cammino da lui tracciato: un cristianesimo fondato sull’incontro, sulla cura e sulla misericordia.

La scultura di Domenico Sepe dal legno del relitto di Cutro Tra le immagini più forti di questo anniversario c’è l’opera del maestro Domenico Sepe,

La statua di Sepe, presentata a dicembre, come monito che attraversa l’anniversario

Al di fuori del programma ufficiale, ma inevitabilmente intrecciata al clima di questi giorni, resta la statua di Papa Francesco dedicata ai migranti, realizzata da Domenico Sepe e presentata lo scorso dicembre durante l’udienza giubilare. L’opera, scolpita in bronzo e arricchita da frammenti autentici del barcone naufragato a Cutro nel 2023, non appartiene alle celebrazioni odierne, ma ne amplifica il senso. La croce, l’ancora, il mantello modellato come richiamo al saio di san Francesco e le due pietre che evocano il ministero petrino compongono un linguaggio simbolico che supera la cronaca. La statua non chiude il percorso della memoria: lo rafforza, ricordando il tratto più radicale del pontificato di Francesco — lo sguardo rivolto agli ultimi, alle vite spezzate, alle responsabilità che non possono essere eluse. In questi giorni di commemorazione, l’opera di Sepe rimane lì, come un segno che continua a parlare anche quando i riti finiscono.

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