Silvia Canuti e il coraggio di raccontare le ferite invisibili
La vita professionale e quella privata di Silvia Canuti si intrecciano continuamente nelle pagine di Ho fatto spazio. Strappi di vita quotidiana di una donna. Da una parte c’è l’educatrice che per anni ha lavorato nelle comunità per tossicodipendenti, ha seguito famiglie in difficoltà, ha aperto una comunità per minori e si è confrontata con il disagio sociale. Dall’altra c’è la donna che ha attraversato la violenza, la perdita, la malattia, il lutto e la paura. Il memoir nasce proprio dall’incontro fra queste due dimensioni.
Silvia Canuti non racconta mai il dolore come qualcosa di eccezionale. Lo osserva piuttosto come una presenza che si insinua nella vita quotidiana, che cambia i rapporti, il modo di guardarsi allo specchio, il modo di stare accanto agli altri. È un dolore che non riguarda soltanto lei, ma anche i ragazzi incontrati nelle comunità, le madri disperate, i figli, i malati, le persone rimaste ai margini.
Per questo motivo il libro supera presto i confini dell’autobiografia. Le vicende personali dell’autrice diventano uno strumento per parlare di temi molto più ampi: il disagio giovanile, la tossicodipendenza, l’anoressia, la povertà, la difficoltà di comunicare in famiglia, la solitudine di chi soffre. Il lavoro svolto da Silvia Canuti emerge in ogni pagina e contribuisce a rendere il libro credibile. Quando racconta i ragazzi delle comunità, i colloqui con i genitori o il sacerdote che aveva costruito attorno a sé una rete di aiuto e ascolto, si percepisce chiaramente che quelle situazioni sono state vissute e non semplicemente osservate da lontano.
Fra i temi affrontati, quello della maternità occupa uno spazio centrale. Silvia Canuti scrive degli aborti spontanei, della nascita delle figlie, del tumore alle ovaie, ma soprattutto del lungo periodo segnato dall’anoressia della figlia Alice. Sono pagine nelle quali la maternità viene mostrata in tutta la sua complessità: non solo come gioia, ma anche come senso di colpa, paura, impotenza. L’autrice si interroga continuamente su ciò che avrebbe potuto fare, sulle parole da usare, sui silenzi da evitare. La malattia della figlia diventa così anche un modo per riflettere su cosa significhi essere madre quando non si hanno soluzioni immediate e si può fare soltanto una cosa: restare presenti.
Anche il capitolo dedicato al Covid e alla morte del padre lascia il segno. Silvia Canuti racconta il dramma di quei giorni senza soffermarsi sugli aspetti più cronachistici della pandemia. A interessarle è soprattutto il vuoto lasciato da una morte avvenuta a distanza, senza un ultimo saluto, senza la possibilità di sistemare un rapporto difficile ma profondo. Il padre viene descritto come un uomo severo, poco incline alle dimostrazioni d’affetto, e proprio per questo la sua assenza pesa ancora di più.
La prefazione di Barbara Alberti accompagna il lettore dentro questo universo di ferite e resistenza, riconoscendo al libro il valore di una testimonianza autentica. La presenza di una figura come Barbara Alberti conferisce ulteriore rilievo a un memoir che non punta sull’effetto emotivo immediato, ma sulla capacità di trasformare l’esperienza individuale in qualcosa di condivisibile.
La scrittura di Silvia Canuti è semplice, diretta, molto vicina al parlato. Non cerca soluzioni ricercate, ma si affida a immagini ricorrenti che attraversano il libro: il grembo, il pane, la terra, il ramo di pesco, gli strappi da ricucire. Sono immagini che danno unità al racconto e restituiscono il senso di un percorso in cui il dolore non viene cancellato, ma accolto.
Ho fatto spazio è un libro che parla di fragilità, ma soprattutto di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri. Silvia Canuti racconta quanto sia difficile continuare a credere nelle persone quando si è visto il peggio, ma racconta anche quanto sia necessario farlo. È questo, forse, il nucleo più profondo del suo libro.
- Titolo: Ho fatto spazio. Strappi di vita quotidiana di una donna
- Autrice: Silvia Canuti
- Editore: Albatros Edizioni
- Genere: memoir autobiografico / narrativa testimoniale
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