Anniversario naufragio Cutro: memoria, giustizia e la scultura di Sepe

Anniversario naufragio Cutro: memoria, giustizia e la scultura di Sepe
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Anniversario naufragio Cutro: una ferita che continua a chiedere ascolto, verità e dignità

Nel giorno dell’anniversario del naufragio di Cutro, l’Italia torna a confrontarsi con una delle tragedie migratorie più dolorose della sua storia recente. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, il caicco Summer Love si spezzò a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, causando 94 vittime, tra cui 35 bambini, e lasciando decine di dispersi mai ritrovati.
Tre anni dopo, la memoria di quella notte continua a interrogare istituzioni e opinione pubblica, mentre le commemorazioni del 2026 hanno riportato sulla spiaggia sopravvissuti, cittadini e associazioni.

Anniversario naufragio Cutro: una ferita ancora aperta

A bordo dell’imbarcazione viaggiavano almeno 180 persone provenienti da Afghanistan, Pakistan, Siria e Iran. La veglia del terzo anniversario, organizzata alle 4 del mattino — l’ora esatta della tragedia — ha riunito sopravvissuti e familiari delle vittime in un momento di silenzio e memoria collettiva.

Il dato più drammatico arriva da Save the Children:
nei tre anni successivi al naufragio di Cutro, più di 300 minori sono morti nel Mediterraneo, una media di circa 100 bambini all’anno.
Una cifra che restituisce la dimensione reale di una crisi che continua, spesso lontano dai riflettori.

Il mare, calmo e immobile durante la commemorazione, resta il protagonista muto di una storia che continua a chiedere verità e responsabilità.

La scultura di Domenico Sepe dal legno del relitto di Cutro

Tra le immagini più forti di questo anniversario c’è l’opera del maestro Domenico Sepe, che ha trasformato il dolore del naufragio in una scultura capace di parlare al presente. L’opera, intitolata Franciscvs – Miserando atque eligendo, è un bronzo monumentale dedicato a Papa Francesco, realizzato con la tecnica della cera persa e alto quasi due metri .

Sepe raffigura il Pontefice nell’atto del cammino, con il mantello che si apre e si fonde con il saio francescano, come se avanzasse idealmente sulla stessa spiaggia di Steccato di Cutro. Lo sguardo è rivolto in avanti, in un gesto che richiama il motto episcopale del Papa: Miserando atque eligendo, “guardando con misericordia e scegliendo”.

Il cuore dell’opera è il pastorale scolpito nel legno autentico del relitto, recuperato dopo la tragedia e trasformato in simbolo di misericordia, responsabilità e memoria viva . Quel legno, segnato dal mare e dal tempo, diventa parte integrante della scultura, quasi un cuore pulsante nascosto nella materia. È un frammento che ha conosciuto la paura e la speranza di chi cercava una vita nuova, e che oggi restituisce dignità a chi non ha potuto raccontare la propria storia.

La scultura di Domenico Sepe dal legno del relitto di Cutro
Tra le immagini più forti di questo anniversario c’è l’opera del maestro Domenico Sepe,

La scultura è stata consegnata a Papa Leone XIV durante un’udienza giubilare, in un momento di intensa partecipazione emotiva. Da allora è considerata una delle testimonianze artistiche più significative legate alla memoria del naufragio.

Le commemorazioni dell’anniversario del naufragio di Cutro

Le iniziative del 2026 hanno attraversato l’intera comunità: la veglia sulla spiaggia alle 4 del mattino, la lettura dei nomi delle vittime, incontri con i sopravvissuti, attività culturali e sportive dedicate all’integrazione, momenti di riflessione nelle scuole e nuove richieste di verità sul processo relativo ai soccorsi.

La comunità locale ha ribadito che la memoria non può essere relegata a un fatto di cronaca, ma deve diventare impegno civile.

Perché ricordare il naufragio di Cutro oggi

Ricordare significa riconoscere che il Mediterraneo resta la rotta migratoria più letale, e che le vittime non sono numeri, ma persone con storie e sogni. Significa trasformare la memoria in responsabilità, e l’arte — come quella di Sepe — in un ponte tra dolore e consapevolezza.

Il naufragio di Cutro resta una ferita aperta e un monito per il presente.

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